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Le motivazioni della bocciatura dell’agrivoltaico a Calerno

Le relazioni dei Ministeri, comunicate ieri agli enti locali, condividono in pieno le posizioni del Comune. Mancanza di coerenza con gli strumenti di pianificazione di Comune e Provincia, mancanza di rispetto del paesaggio e misura sproporzionata dell'intervento hanno decretato la bocciatura del progetto.

In blu, l’estensione del mega impianto agrivoltaico bocciato dai Ministeri e dal Comune. In arancione, i due impianti fotovoltaici a terra non autorizzati dal Comune, su cui il TAR ha dato ragione all’amministrazione.

Dopo le anticipazioni dello scorso 30 gennaio, quando la Commissione si era riunita e aveva concordato sul parere negativo al progetto, il 3 aprile è stato emesso il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di concerto con il Ministero della Cultura sulla compatibilità ambientale dell’impianto Agrivoltaico Giambattista, che sarebbe andato ad occupare 80 ettari di terreno tra S. Ilario e Calerno, di fronte a Villa Spalletti.

Nelle oltre 50 pagine tra provvedimento e allegati si può leggere un’analisi molto approfondita del progetto e delle osservazioni dei vari enti, che vengono attentamente vagliate: punto per punto sono riconosciute le ragioni portate da Comune di Sant’Ilario, Provincia di Reggio Emilia e Regione Emilia-Romagna, mentre viene addirittura contraddetto l’Ente Parchi Emilia Centrale che non aveva riscontrato alcuna incidenza negativa sul sito “Fontanili di Corte Valle Re”, posizione sulla quale la Commissione interministeriale non concorda, aggiungendo questa criticità all’elenco delle motivazioni per il parere negativo.

Il sindaco Moretti e l’assessore alla pianificazione Eva Coisson

In particolare, la Commissione “prende atto e concorda con le valutazioni del Comune, in particolare con quelle inerenti le mitigazioni, l’impatto sulla strutturazione storico-colturale del paesaggio e sui corridoi infrastrutturali di rilevante valenza paesaggistica, nonché per l’impatto sulla componente agricola” e “concorda interamente” con la valutazione della Provincia di Reggio Emilia, che, tra le altre cose, criticava il fatto che il progetto non tenesse adeguatamente conto delle disposizioni del PTCP e del Piano Strutturale Comunale (PSC) in merito alla tutela ambientale.

Nelle conclusioni si legge che “non sono state prese in considerazione soluzioni alternative localizzative volte ad aumentare la distanza dai beni tutelati e adeguata riduzione dell’altezza dei pannelli tale da mitigare l’impatto visivo, paesaggistico e volumetrico in un’area classificata dal PTCP di Reggio-Emilia come ambito agricolo di rilevanza paesaggistica e struttura insediativa storica territoriale di pregio, situata tra le principali zone Spalletti e Varane del territorio provinciale”, opinione da sempre sostenuta dall’amministrazione e da moltissimi cittadini.

Inoltre, viene rilevata la criticità ambientale costituita da questa barriera tra i fontanili di Gattatico e fiume Enza e quelli di Corte Valle Re e si ravvisano “criticità ostative quale l’area destinata al progetto, ricadente in un territorio di particolare pregio paesaggistico, caratterizzato dalla presenza del grande canale agricolo situato tra gli abitati di Calerno e Sant’Ilario d’Enza”, con soluzioni di mitigazione incoerenti, arrivando ad affermare che “la dimensione e l’estensione del progetto determinano l’introduzione di un ‘nuovo paesaggio industriale’ in un contesto agricolo di elevato valore storico-paesaggistico”.

Vengono poi sollevate altre problematiche relative all’impianto di accumulo previsto vicino alla centrale elettrica di Calerno, concludendo che per alcuni elementi erano presenti carenze documentali che non hanno consentito di effettuare una valutazione, mentre per altri l’incompatibilità ambientale è manifesta e non superabile.

Ma non sono state solo le motivazioni ambientali a fermare il progetto. Anche il Ministero della Cultura, nel suo parere tecnico-istruttorio, prende in debita considerazione i vincoli previsti dagli strumenti di pianificazione territoriale comunali (PSC e RUE) e provinciali (PTCP) per sottolineare come “la distanza di tali beni rispetto alla perimetrazione presentata comporta rilevanti interferenze visive, alterando l’assetto storico-architettonico del territorio, che ha preservato la qualità architettonica dei manufatti e mantenuto intatto il nucleo originario ottocentesco della zona”, con riferimento sia a Villa Spalletti che a Corte Inzani. In particolare si sottolinea che “…di grande rilievo per il nostro Paese è la questione della compatibilità tra obiettivi energetici ed esigenze di tutela del paesaggio. Si tratta di un tema che riguarda soprattutto le fonti rinnovabili con maggiore potenziale residuo sfruttabile, cioè eolico e fotovoltaico. Poiché siamo convinti che la tutela del paesaggio sia un valore irrinunciabile, sarà data priorità all’uso di aree industriali dismesse, capannoni o tetti, oltre che ai recuperi di efficienza degli impianti esistenti”.

In breve, una bocciatura netta di un progetto mal pensato, fuori scala e fuori posto contro il quale amministrazione e cittadini si sono giustamente battuti.

Una delle assemblee con i cittadini di Calerno
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